Το συγκρότημα από τη Ρώμη συστήνεται με το πρώτο του ep και κερδίζει τον πρώτο πόντο συμπάθειας, επειδή έχει λάβει την επωνυμία του από το ομώνυμο έργο του συγγραφέα Ray Bradbury. Οι μουσικοί που το απαρτίζουν, καίτοι φέρουν διαφορετικές μουσικές επιρροές, κινούνται στον προοδευτικό χώρο, εκείνον όπου οι ήχοι και η ατμόσφαιρα των πρώτων χρόνων της δεκαετίας του 1970 διατηρούν τη γοητεία τους. Όχι πως ακούγονται ρετρό, αλλά είναι εύκολη μια γρήγορη κατάταξή τους στη συγκεκριμένη κατηγορία. Σε καθένα από τα έξι τραγούδια που παρουσιάζουν καταπιάνονται με μία ψυχική διαταραχή, με θέματα δηλαδή που υποβάλλουν και το ύφος τους. Δύσκολα, βεβαίως, τα αντικείμενα αυτά, τα επενδύουν με στοχαστικές νότες, προτιμώνται πάντως στα σημεία όπου γίνονται ζωηροί. Έχουν τα περιθώρια να βελτιώσουν την ηχητική εικόνα τους, να διασαφηνίσουν τους επόμενους στόχους τους και μάλλον αυτό θα κάνουν. Το καλό εξώφυλλο είναι δηλωτικό των ενδιαφερόντων τους.


Primo EP per i From The Dust Returned, una band molto creativa che già con questa prima prova mette in risalto le proprie qualità. Nei testi si evidenziano i problemi interiori dell’essere umano, si parla di schizofrenia, depressione, egoismo  e sembra che la band ne abbia creato la giusta colonna sonora. “Harlequeen” inizia con arpeggi ed atmosfere progressive, poi momenti di chitarra acustica che riecheggiano i Pink Floyd e ancora prosegue con momenti acustici, un sound sempre progressivo, ma che nel procedere diventa anche più metal e le voci sono sia pulite che urlate e growls. Una proposta musicale molto interessante e lo si sente anche in “Homecoming”, la title track, traccia interamente strumentale è breve ma molto convincente e in “Echoes Of Faces”, rimangono le parti progressive, ma si aggiungono ambientazioni teatrali e, almeno nella parte iniziale, dei riff doom metal. Il brano ha molte idee, anche se andrebbero realizzate meglio, ma riesce a far rimanere alta l’attenzione, specialmente per le diverse sonorità che incorpora.

C’è poi “Glare”, altro brano molto particolare, con vari stacchi di tempo e dove appare anche un organo Hammond che dà quel sapore seventies e anche le parti vocali migliorano, molto belli anche i riff e si va anche verso soluzioni progressive anche più tecniche e le idee sono sempre più fantasiose. Ci sono altri due brani, “Wipe Away The Rain”, sempre molto vario ed articolato, dove a volte sembra che il metal viene messo in secondo piano, mentre altre volte esplode in un death metal progressivo con voce growls, otto minuti che arricchiscono in maniera molto positiva questo EP d’esordio e “Sleepless” chiude il cd con sonorità acustiche, un brano breve ma anche in questo caso, molto interessante. Questo è solo l’inizio e sicuramente quando la band avrà pronto il primo full-lenght album, sarà più delineato il volto colorato di questi cinque ragazzi.

FABIO LOFFREDO
Voto: 7,5/10

 

Link


Niemals hätte ich geglaubt, dass ich mich in diese EP verlieben könnte, schließlich versemmelt FROM THE DUST RETURNED den Start in ihr neues Werk schon mal ganz gewaltig - zumindest scheint es so. Die schizophrenen Gedankenwelten, mit denen sich die Band auf "Homecoming" auch lyrisch beschäftigt, werden in 'Harlequeen' direkt offenbar und stiften ordentlich Verwirrung, beschreiben aber auch die stete Unberechenbarkeit dieses italienischen Prog-Metal-Outfits. Von klassischen Zitaten aus den frühen 70ern bis hin zu verworrenen Djent-Fragmenten reicht die Palette, die FROM THE DUST RETURNED diesmal anbietet, und wäre es nicht dieses zusammenhängende Konzept, das über den Song schwebt, würde man sich auch in den knappen 30 Minuten dieses Scheibchens hoffnungslos verlaufen.

Doch die Emotionen greifen, die Stimmungswechsel werden souverän über die Breaks geschaukelt, eine gewisse Theatralik darf nicht fehlen, und genau in dem Moment, in dem die band ein bisschen Harmonie suggeriert, greifen harsche Gitarren um sich und beschreiben die Vorlieben für extremere Sounds.

Es ist nicht zu viel versprochen, wenn man "Homecoming" als universellen Prog-Explorer bezeichnet, so viele verschiedene Genres werden hier zusammengefügt, ohne den homogenen Kurs des Albums verlassen zu müssen - und das ist das eigentliche Kunststück. Es ist eine Genre-typische Erfahrung, dass sperrige Fragmente irgendwann zusammenwachsen, und sie erfüllt sich auch diesmal. Aber genau in dem Moment, in dem dies geschieht, hat man das Gefühl, "Homecoming" würde mit solch einer Leichtigkeit vorbeifliegen, dass man sich selbst hinterfragt, warum man so schwer Zugang erhalten hat. Selbst besagter Opener ist auf einmal transparent und klar durchleuchtet - eigenartig, aber dennoch Fakt.

Und daher ist es eben auch so: Wo die Liebe hinfällt... und sie fällt irgendwann auch zum aktuellen Output von FROM THE DUST RETURNED!

Anspieltipps: Echoes Of Faces, Wipe Away The Rain

 

Note: 8.00

Redakteur: Björn Backes

 

Link


Ep d’esordio per I From the Dust Returned intitolato “Homecoming”, realizzato con uno stile misto tra rock e metal progressive e con annesse atmosfere dark che si incentrano su contesti sonori settantiani ; la band, all’interno della quale militano anche due ex membri dei Graal, uniformano le loro sonorità su andature indicativamente moderate, dai tratti talvolta quasi ambient, dando però allo stesso tempo impulso ad effetti realizzati tra synth e quant’altro esclusivamente appartenenti a sonorità passate ma ricche di iniziative progressive. Le tematiche dell’album si incentrano su problematiche che abbracciano la schizofrenia, clinofobia, la depressione, l'egoismo e la paura di amare. Ogni tema diventa soggetto principale della canzone. Tuttavia, il vero centro di Homecoming è dato dalla dualità opposta rappresentata dagli elementi

contrastanti nella band: due voci opposte, pulita la voce di Alex e aggressiva growl quella di Marco. In mezz’ora d’ascolto si assiste in sostanza ad un qualcosa di particolare, quasi inaspettato, generato da musica che rilascia momenti di tensione con altri quasi più tendenti al rilassante. “Harlequeen” di otto minuti di ascolto apre l’inizio dell’Ep rilasciando un’atmosfera quasi suggestiva nebbiosa post dark ambient, se vogliamo, da cui piano piano in un continuo crescendo tra sonorità acustiche si sviluppa un’andatura rock moderata con un cantato quasi da opera fine ottocento; segue “Homecoming”, un micro intermezzo strumentale che anticipa “Echoes of Faces”, in cui la band accende le sonorità distorte dando vita ad un sound che si alterna a sonortià ritmiche acustiche cantate in un particolare growl, quasi fuori luogo, in alternanza ad secondo cantato clean. “Glare” si presenta con un inizio particolarmente moderato, quasi piatto, all’interno del quale dopo la band offre delle iniziative ritmiche lente ma maggiormente irruento per il lavoro della chitarra; “Wipe Away the Train” nella sua proposta risulta particolarmente personale dando una significativa importanza al cantato nuovamente alternato tra clean e growl su una base moderata e con sonorità quasi raffinate. Un Ep che può assumere più sfaccettature proprio per la particolarità che lo caratterizza lasciando da un lato, basiti per la singolarità dei contenuti e, dall’altro soddisfatti per quanto ascoltato. (Wolverine)

 

74/100

 

Link


 

"Echoes of faces"

 

BEST PROG SONG on PROGOTRONICS III

 

by Prog Sphere (May 2017)


FROM THE DUST RETURNED  "Homecoming"
   (2017 )

Tante prog band spesso si caratterizzano per determinati difetti: eccessive parti solistiche, a volte prive di ispirazione, complesse strutture un po' pretenziose senza una specifica direzione o giustificazione, meccanicità da automa, o al contrario pomposità superflua. Invece i From the Dust Returned sono un felice esempio di come tutti questi elementi possano coesistere in maniera equilibrata e piacevole, come ingredienti di una ricca torta nella quale non ci sia troppo lievito, troppi canditi o troppe poche uova. Le elaborate parti strumentali non intaccano l'interessante storytelling, tutto è funzionale o alla narrazione, o alla bellezza della musica. "Homecoming" si apre con un tappeto etereo di tastiere in "Harlequeen", raggiunto da una chitarra acustica che esegue accordi dal sapore di "Welcome to the machine" dei Pink Floyd. Successivamente entrano in scena le voci protagoniste di questo lavoro dai forti contrasti: una voce è pulita, e seppur leggera tende al vibrato lirico; l'altra è un growl. Ascoltare una voce in growl sopra un arrangiamento acustico è inusuale, ci sono pochi esempi se non "Father" del progetto Ayreon di Lucassen. Ci sono brevi stacchi a sorpresa fiabeschi, quasi da Jethro Tull, per poi far comparire il marchio imprescindibile sia dell'hard rock anni '70 che del progressive: l'hammond, in primo piano, alternato da un assolo di synth.

I vari elementi si susseguono in orizzontale, come vari capitoli di un libro. Il secondo pezzo, che è la titletrack "Homecoming", è un intermezzo strumentale in 6/4 che dura poco più di un minuto: ci presenta degli inquietanti campanellini e dei suoni fumosi, fino ad arrivare ad un tema preciso che si trasforma in un riff di chitarra distorta. Nel terzo capitolo, "Echoes of faces", ritornano le due voci opposte in contrasto; la voce pulita raggiunge degli acuti cantati un po' à la Bruce Dickinson. Il tema melodico principale per chitarra, all'unisono con hammond, viene ad un certo punto parodiato da un sitar, e la canzone ci trasporta nel tempo di un ponte in un clima orientaleggiante ma ugualmente aggressivo. Per pochi secondi compare una fisarmonica, che consente al brano di proporre una seconda zona diversa dalla precedente. L'aggressività è poi superata dal ritorno del sitar, stavolta accompagnato da percussioni etniche. E siamo solo a metà! Il resto delle sorprese le lascio scoprire agli ascoltatori, tra interessanti escursioni armoniche, suoni di organo a canne, un rock che diventa fusion ("Glare"), un canto quasi da eroe disneyano contraddetto da minacce e dissonanze ("Sleepless"), e tanti altri aspetti interessanti di quest'avventura musicale che sarà apprezzata parecchio dai progger! (Gilberto Ongaro)

 

Link


Dopo varie vicissitudini che hanno portato il gruppo a rimodellare la formazione, Homecoming finalmente vede la luce tramite la Sliptrick Records e la carriera di questa ottima band progressive può prendere il via.

 

Stiamo parlando dei From The Dust Returned, gruppo nostrano che vede all’opera due membri degli storici Graal (Danilo Petrelli e Cristiano Ruggero, rispettivamente tastiere e batteria) e del suo debutto in formato ep, una mezzora di musica progressiva, tra tradizione settantiana, metal estremo ed atmosfere dark.
Ogni brano prende ispirazione da patologie psichiatriche, un viaggio in più di una mente malata di schizofrenia, clinofobia e depressione e la musica che supporta il concept non può che essere cangiante, tragica, oppressivamente estrema e dark, seguendo appunto i deliri provocati dalla sofferenza che malattie del genere comportano.
L’album si apre con Harlequeen, sunto del sound prodotto dai From The Dust Returned, con armonie acustiche post dark ammantate di prog metal teatrale che ci accompagnano in questo viaggio nella mente umana: la voce pulita, a tratti declamatoria, si scontra con il growl, mentre i tasti d’avorio disegnano arabeschi di progressive rock;
l’atmosfera delle varie tracce si può senz’altro dichiarare estrema, perennemente in tensione e attraversata da notevoli cambi di tempo e parti acustiche suggestive.
In un sound in cui l’anima progressiva classica è preponderante, il growl ed i vari toni vocali usati fanno la differenza, così come il gran lavoro delle tastiere, mentre la parte estrema permette a brani come Echoes Of Faces e Wipe Away The Rain di acquistare un tocco di originalità in più, elevando Homecoming al rango di lavoro da apprezzare in tutte le sue sfumature.
Un debutto davvero sorprendente per un gruppo che riesce nella non facile impresa di risultare classicamente progressivo pur usando note, sfumature ed attitudine fuori dai cliché conservatori del genere.

8,2/10

 

TRACKLIST
01. Harlequeen
02. Homecoming
03. Echoes of faces
04. Glare
05. Wipe away the rain
06. Sleepless

 

Link

 


Band nata nel 2015 circa, i From The Dust Returned vanno per svariate ragioni a registrare nuovamente questo Ep composto in precedenza. Le cause di tale operazione, probabilmente come recita la loro bio, sono dovute ad un cambio di line up in fase compositiva. Ma a questo punto data la qualità alta del prodotto, possiamo stare tranquilli che non si sono fatti scalfire minimamente! Si accasano presso la sempre attenta e prolifica Sliptrick Records e pubblicano questo Homecoming, Ep che vede in tutto sei brani di un certo heavy metal con influenze psichedeliche tipiche degli anni ’70, senza dimenticare anche una certa dose di prog e hard rock. Si parte alla grande con Harlequeen, brano con un gusto tipicamente stoner e settanti ano, arricchito da vocals che rasentano in alcune parti il cantato operistico, ma all’interno possiamo trovare anche il growl in stile Dark Lunacy e delle ottime clean vocals.

Prova davvero esemplare. In un primo momento l’andamento del brano può sembrare lento e tranquillo, ma trascorsi i primissimi minuti , si inizia ad avvertire qualche disturbo psichedelico che farà di certo felice chi si nutre di musica psichedelic rock. Il secondo intitolato Homecoming è un gradevole strumentale che precede uno dei brani migliori dell’Ep in questione Echoes Of Faces. Qui mettono in evidenza anche una certa sicurezza e maturità strumentale davvero di primo livello. Sono circa sei minuti di goduria musicale a tutti gli effetti. Brano che mischia elegantemente svariate inflenze quali metal, rock ed anche estreme soprattutto riguardo le vocals. Il quarto brano Glare si candida ad essere il più struggente in un certo senso, rispetto agli altri che compongono questo interessante lavoro. I nostri non hanno certo paura di osare, sanno quello che fanno. Wipe Away The Rain è invece quello che più degli altri mostra il lato prog della band. Altro ottimo brano! Sleepless è un degno brano di chiusura, della durata che rasenta il minuto, ma non per questo oltre tutto meno importante. Davvero un ottimo e piacevole ascolto. Speriamo presto di poterli vedere con un full-lenght! 

 

 

Voto: 8/10

 

Sandro Lo Castro

 

Link


Homecoming is a debut EP release from a Rome-based progressive rock/metal act From the Dust Returned, comprised of six songs and released via Sliptrick Records.

Kicking off with “Harlequeen,” Homecoming hints its diversity. Elements ranging from hard rock, heavy metal to Opeth-influenced Prog Metal and folk motifs are included. That fact also reveals the EP’s biggest issue—it wants to be a lot of that in short time.

There is definitely potential here, and “Echoes of Faces” proves that. A song that has been recently featured on our Progotronics compilation, is a stronghold of the EP. The transition between acoustic-driven parts and avant-garde is rather smooth. “Glare” starts with a very nice melody provided by an acoustic guitar and clean vocals. The Hammond organ that can be heard here, and throughout the record, is another highlight and an element that makes difference. Following “Wipe Away the Rain”starts very atmospherically, but it doesn’t take too long to become a hybrid child of Ayreon, Deep Purple and already mentioned Opeth.

Homecoming suffers in the production department. It certainly has many great ideas, but the sound could be fuller and more expressive, the mix is a bit weird due to the fact that some parts are buried.

What is important here is that From the Dust Returned made a brave step to produce a release that is stylistically very different, and with the experience called Homecoming I’m sure that they will take the best out of it and use that knowledge on their next release.

 

Homecoming is available here. Follow the band on Facebook.

Link


:: From The Dust Returned - Homecoming - (Sliptrick Records - 2017)
“Homecoming” è l’Ep di debutto della band progressive rock e metal From The Dust Returned, una band che sta cercando di fondere (con il tocco di personalità musicale di ciascun membro) elementi diversi come l’heavy metal, il rock, la musica progressiva e psichedelica; tutto ciò, attraverso le sei canzoni che richiamano suoni degli anni ’70 e dalle atmosfere oscure, ma anche con le melodie delle chitarre acustiche. Il disco si apre con Harlequeen, e le chitarre acustiche sono padrone della “scena”, richiamando (come alcune parti vocali) gli Opeth di qualche album fa, nella prima parte… mentre nella seconda parte la band si trasforma, evidenziando gli echi del progressive anni ’70, per poi chiudere nuovamente alla Opeth! Segue Homecoming, che è un brano strumentale e che precede la successiva traccia (Echoes of Faces), che cambia atmosfera e che vede “duellare” le due voci: quella di Alex (voce pulita) e quella di Marco (growl). Anche la conclusiva Sleepless ha dei leggeri richiami agli Opeth, non solo per il lato musicale, ma anche per le atmosfere e le sensazioni create. I temi dell’album si concentrano su diversi problemi, come la schizofrenia, la clinofobia, la depressione, l’egoismo e la paura di amare… ogni tema diventa il soggetto principale della singola canzone, e ben si abbina ai suoni e alle situazioni create.

Il titolo dell’Ep è stato scelto da Marco Del Bufalo, ed è stato ispirato da un capitolo del romanzo di fantasia “From The Dust Returned” scritto da Ray Bradbury; il titolo si riferisce alla riunione dei membri del gruppo, provenienti da diversi e variegati brani musicali. L’Ep è stato prodotto dagli stessi From The Dust Returned; tutte le canzoni sono state composte da Alex De Angelis e poi arrangiate da Alex con Miki Leandro Nini (bassista) e Danilo Petrelli (tastierista e ingegnere del suono) – e per par condicio cito anche Cristiano Ruggiero alla batteria! Alcune parti vocali vanno migliorate, ma le atmosfere e i richiami alla band già citata sono apprezzabili. Bisogna lavorare ancora un po’, solo un po’; ma tranquilli, la strada è quella giusta… date un ascolto (e se avete occasione, andate a vederli dal vivo) – a presto, spero!
Voto: 7/10
Giovanni Clemente

 

Link


From the dust returned est un groupe Italien de metal Rock progressif avec de multiples chants,le growl, le chant clair plus ou moins lyrique parfois.
Le groupe est jeune mais possède déjà une identité bien à lui comme sur "Harlequeen" qui dure 8 minutes et qui ouvre cet Ep. A la première écoute du disque, j’ai eu du mal à m’adapter à la musique du groupe, bon il faut dire que je sortais de l’écoute du dernier album de Suffocation...
"Harlequeen" montre une qualité vocale bluffante dans le chant clair. Alex n’hésite pas à pousser sa voix dans ses derniers retranchements. Il alterne entre puissance et finesse tout au long de cette composition influencée par les années 70, car il me semble reconnaître le son d’un orgue Hamond. Les 8 minutes d’"Harlequeen" sont superbes et vraiment passionnantes. Les chants se superposent pour donner une belle ampleur au titre.
Ensuite arrive une compo d’un peu plus d’une minute, instrumentale, pas spécialement indispensable donc j’enchaîne avec "Echoes of the face", il ressort là aussi cette dualité douceur guitare folk et guitare électrique, chant clair de haut vol et chant guttural (pas indispensable lui non plus).
Le coté folk prog de "Echoes of faces" de début de titre laisse place à un passage plus oriental finement amené. Le mélange des genres se fait dans une douce transition et les rythmiques orientales (hindou ?) sont lancées à l’auditeur avec la puissance folk qui fait toute l’âme de From the Dust Returned.
Les multiples changement de paysages au long du morceau lui donnent tout son intérêt."Echoes of the faces" possède lui aussi une belle dimension progressive qui me plaît bien.

S’ensuit "Glare", qui débute de façon intimiste. Le chant a un peu trop de reverb à mon goût, même si ça lui donne vraiment des air rock 70s, tout comme la guitare qui semble issue, elle aussi, d’obscures groupes 70s. "Glare" est une compo totalement inspirée, faite elle aussi d’une multitude de transitions, entre montées et descentes de rythmes.
Cet Ep est composé de 6 morceaux dont 2 de plus de 8 minutes. L’album est vraiment superbement travaillé aussi bien vocalement que musicalement. Je n’avais pas trop accroché à la première écoute, car on ne se replonge pas dans rock prog aussi facilement que cela, même si je suis un grand fan de ce genre, je n’ai pas énormément de temps pour en écouter.
Le petit mélange métal guttural et rock prog pourrait écarter quelques oreilles chastes mais en fait, il n’en est rien et à la seconde écoute je me suis régalé de cette album aux multiples niveaux.
Il y a énormément de plans à chacune des compositions et il faudra faire tourner le disque plusieurs fois avant de les entendre tous.
Alors, mon avis est que cet Ep de metal rock prog vaut largement le détour de par sa richesse dans ses compositions et pour la grande inspiration vocale dont il fait preuve.

Facebook : https://www.facebook.com/fromthedustreturned/

Note : 16/20

Davidnonoise

Link


EP di debutto per i romani From The Dust Returned. Sei tracce che contengono svariati stati d’animo dell’essere umano. “Homecoming” è un prog metal con sonorità anni ’70.

Genere: metal prog
Voto: 6/10

Schizofrenia, depressione, egoismo, raccontati nelle tracce di questo EP di debutto sotto l’etichetta Sliptrick Records. La provenienza da altre band dei componenti del gruppo, le loro esperienze maturate, rendono questo “Homecoming” un mix di stili, dall’hard rock all’heavy metal, dal prog alla psichedelica. Una particolarità è data dalle due voci, una pulita, quella di Alex De Angelis, mentre è molto growl quella di Marco Del Bufalo. Le atmosfere dark, fuse con parti melodiche, come quelle acustiche, ed i continui cambi di ritmo, tra una canzone e l’altra, rendono il progetto molto particolare nel suo genere. Non siamo di fronte ad un album che parte e va dritto per la sua strada, ma finito di ascoltarlo cerco di capire la vera identità del gruppo quale possa essere. Ma in fondo nemmeno dovrei dar troppa importanza a questa cosa, perché a volte la propria strada la si trova passo dopo passo. Non è mai facile recensire un EP, soprattutto quello di debutto di una band, perché in realtà si sa ben poco di loro, ed i giudizi spesso risultano affrettati, sia nel bene che nel male. Questo credo sia un buon inizio, ci sono cose interessanti al suo interno, sperimentazioni che andranno approfondite. Ad esempio proprio il passaggio dalla prima voce alla seconda, a volte è ben introdotto, altre volte molto repentino ed improvviso. Bisogna entrare in questo vortice pian piano, prima di riuscire a restare in piedi senza essere travolti.

 

Articolo di: Eugenio Iannetta

 

Link